Ospedale, l’estate dei medici tra corvée e poche ferie

Renato Barone durante un inconstro sull'ospedale al ComuneOrganico al collasso. Renato Barone (Cisal) interviene dopo il racconto-denuncia di una turista romana:“Tavolo unitario delle forze sindacali per farci sentire dall’asp”.

Dopo l’indignazione di una turista, sulle pagine del Garantista, per l’amara sorpresa di aver ricevuto per la sua bimba di 17 mesi cure “a orario” nel reparto di pediatria dell’ospedale di Soverato, che pur competente e attrezzato è costretto a chiudere dopo le 20, oggi sono alcuni medici che lavorano in ospedale a intervenire sulla vicenda. “Il nostro nosocomio vuoi per posizione geografica strategica, vuoi per numeri e produttività, come ha dimostrato anche l’ennesima estate passata a coprire turni supplementari e con tantissimi ingressi in pronto soccorso, tutto può essere tranne che depotenziato o chiuso: sarebbe una scelta scellerata che non tiene conto di un’analisi obiettiva delle esigenze del territorio”, spiega Renato Barone, anestesista e segretario regionale Cgu-Sanità della Cisal. Un territorio che ha subito già la chiusura di tutti i presidi minori, da Chiaravalle a Serra S. Bruno, e per il quale Soverato resta un baluardo. Eppure, come dimostra la disavventura della mamma romana che si è sentita “abbandonata” dalle 20 in poi, dovendo cercarsi un posto nei grandi ospedali di Catanzaro o Lamezia Terme (fortunatamente la bimba si è stabilizzata e non ha poi avuto bisogno di ricovero, ndr), l’ospedale continua a subire tagli e ridimensionamenti, invece che essere potenziato come logica vorrebbe.

La Pediatria è il caso emblematico, con due dottoresse ormai eroiche che da quattro mesi coprono tutti i turni, dal momento che nel giro di poco più di un anno tre colleghi sono andati in pensione, uno è stato dirottato su Lamezia Terme insieme al Centro fibrosi cistica, fiore all’occhiello storico di Soverato ma ora diventato lametino, e un quarto è in malattia. Un’estate di ferie risicate, corvée, mancato pagamento della pronta reperibilità anche per molti altri medici dell’ospedale. “Pure in ortopedia, prima in Calabria per interventi in scopìa del femore e del crociato, sono rimasti di nuovo in quattro, di cui solo due medici per la sala operatoria, nonostante le assicurazioni del dg sulla mobilità di qualche unità da Lamezia, che si è ridotta a un solo ortopedico venuto venti giorni a giugno e poi basta”, continua Barone. Insomma, va bene lo spirito di sacrificio. Va bene lo stop alle assunzioni imposte dal piano di rientro ministeriale. Ma si può continuare così per quanto tempo? Chi deve assicurare i servizi essenziali cosa ha in mente di fare? “Abbiamo avuto un incontro a giugno con il dg dell’asp, Gerardo Mancuso, che ci aveva assicurato risposte concrete, ma nonostante le reiterate richieste di un nuovo incontro, l’ultima delle quali una settimana fa, non abbiamo più ricevuto alcun segnale”. Che fare, allora?

“Finita questa estate di emergenza, propongo una riunione con tutte le sigle sindacali del comparto per prendere una forte posizione comune sulle nostre proposte, come la mobilità interregionale e regionale o la necessità di deroghe al blocco del turn-over concesse ad altre Regioni”, spiega Barone. “Senza escludere, in mancanza di segnali e risposte, anche future ed eventuali iniziative di protesta – aggiunge il responsabile sindacale – come ad esempio uno sciopero bianco di medici e infermieri”.

Teresa Pittelli

 

By Teresa

Giornalista, ora anche blogger, vive nei dintorni di Soverato con il marito Orlando e i due figli Viola e Luigi. Cerca di scrivere quello che di bello e di brutto succede nella sua terra, e conservare obiettività e serenità anche quando il contesto non aiuta.

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