Usanze per la festa di san Giuseppe

sangiuseppe La festa del Padre Putativo di Gesù riveste una speciale importanza. Egli è intanto quello cui venne affidato l’Uomo Dio, che Lo educò, e, immaginiamo, Gli insegnò il lavoro; secondo la tradizione, quello di falegname e carpentiere. Era un uomo serio e stimato, di buona casata che vantava discendenza dal re Davide. Il nome di Giuseppe, anche in versione femminile, è molto diffuso, nelle forme Giuseppe, Peppe, Beppe, Peppino, Pino, Giuseppa, Giuseppina, e oggi, con vezzo forestiero, Giusy.

 Il santo è in qualche modo il simbolo della famiglia, e veniva onorato con bei riti popolari. Mi raccontò una donna anziana di S. Sostene che, quando era lei giovanissima, le donne benestanti tenevano il “convitto” (convito; altrove, “u ‘mbitu”) a ragazzi e ragazze impuberi “virgini”, in numero di di 7, 14, 21. Bisognava imbandire sette vivande, tra cui verdura, ceci, pasta, polpette di baccalà…

 Se, potendo, non imbandivano il “convitto”, si attribuivano alla mancanza delle disgrazie di famiglia. La cena era accompagnata da preghiere e litanie.

 In altri paesi, tra cui Cutro, le persone che si chiamavano Giuseppe e Giuseppina, imbandivano mensa ai poveri.

 Un po’ dovunque si confezionano le frittelle o zeppole di san Giuseppe.

 Moderna è la festa del papà, e sa di consumismo.

 I contadini ritengono che nel giorno della festa, il 19 marzo, si possano compiere con successo gli innesti.

 Buon san Giuseppe, dunque.

Ulderico Nisticò

 

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