Soverato Superiore – La Pietà del Gagini, un capolavoro dimenticato

Sante Guido e Pietà Si è svolta a Soverato Superiore nella Chiesa parrocchiale l’attesa conferenza di Sante Guido, storico  dell’arte e restauratore specializzato in sculture – dall’Apollo di Veio al Presepe di Arnolfo di Cambio,       dai monumenti in bronzo di Pollaiolo nella Basilica di San Pietro alle opere di Bernini e Algardi in  Campidoglio.

Il gruppo archeologico “ Paolo Orsi “ di Soverato, nella sua programmazione degli eventi per l’estate soveratese, ha organizzato, nel pomeriggio di martedì 29 luglio nella Chiesa parrocchiale di Soverato Superiore, l’incontro con Sante Guido sul tema la “Pietà del Gagini, un capolavoro dimenticato” a quasi 40 dal restauro e a 19 anni dall’unica pubblicazione di Domenico Pisani.

 Lo studioso ha intrattenuto il numeroso pubblico presente con una rilettura della scultura, relazionando per prima cosa la storia del convento della Pietà a Petrizzi da dove l’opera proviene e per il quale fu realizzata, quindi per cenni, la vita dell’artista nato in una famiglia di scultori di origine Svizzera e trasferitesi a Palermo verso la fine del 400.

A Gagini nel 1520 all’apice della sua fortunata carriera (è autore di circa una settantina di opere in Sicilia e Calabria) viene commissionata la statua della Pietà dalla potente famiglia D’Aquino e dal beato Zumpano, fondatore di una ramo riformato degli Agostiniani.

Prima di approfondire la ricerca sulla statua, opera di scultura tra le più importanti in Calabria, unica nella produzione dell’artista e in tutta la regione ma putroppo così poco nota, lo storico dell’arte ha illustrato le opere più belle create dal maestro per la Calabria: la Madonna con Bambino nella bella Chiesa di San Marco a Seminara, che presto verrà riaperta dopo circa 20 anni di chiusura, la statua della Madonna del Pilar a Sinopoli Superiore e soprattutto il massimo capolavoro calabrese dell’artista la tomba di Jacopo Carafa nella chiesa matrice di Caulonia Superiore, che entro l’anno vedrà l’inizio del restauro.

Senza dimenticare un’altra straordinaria opera di Gagini nella stessa chiesa di Soverato: l’Ecce Homo, piccolo bassorilievo in marmo con i simboli della passione: “un piccolo grande capolavoro che meriterebbe da solo di essere oggetto di visita di pulmann di turisti e che nessuno invece conosce“, ha detto lo studioso durante il suo discorso.

In seguito il relatore si è soffermato sugli spunti che hanno ispirato l’artista nella realizzazione della Pietà oggi a Soverato, riferendo dell’influenza michelangiolesca sull’opera (il Gagini aveva conosciuto il Buonarroti durante la sua frequentazione a Roma) ma non solo.

Con dovizie di particolari, frutto di nuove ricerche tuttora in corso, si è evidenziata l’influenza nella realizzazione dell’opera di altri artisti presenti alla corte palermitana del tempo, primo fra tutti il padre di Antonello, lo scultore Domenico Gagini e la sua Pietà nella Chiesa di San Domenico a Palermo ma anche l’altrettanto bella statua di uguale soggetto, opera di Giorgio da Milano nella Chiesa palermitana di Santa Cita.

La parte finale dell’incontro è stata dedicata al restauro della statua ad opera dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

La serata si è conclusa con l’appello del parroco don Pascolo, di formare una “squadra” per preparare l’evento del 500° anniversario della statua che cadrà nel 2021. Appello subito accolto dal presidente della pro-loco di Soverato Franco Cervadoro, dai restauratori Giuseppe Mantella e Sante Guido e dal gruppo archeologico “Paolo Orsi” di Soverato.

A microfono spento lo studioso ci ha riferito di una proposta che ha nel cuore: spostare la statua al centro della parete sinistra della chiesa in modo che con più spazio attorno sia più facile apprezzare la plasticità della scultura ed entrando nell’edificio sacro, si colga immediatamente la visione del corpo di Cristo morto tra le braccia della Madre, restituendo così dignità all’opera d’arte ma anche al suo vero significato religioso e teologico.

 Gruppo archeologico “Paolo Orsi”

 

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