MGFF – Presentato il libro di Maurizio Masciopinto

MAURIZIO_MASCIOPINTO-GIANVITO_CASADONTEUn poliziotto operaio che lavora nella fabbrica della sicurezza. Potrebbe essere questo il senso del libro “Portati ‘o pigiama” scritto da Maurizio Masciopinto in ricordo del prefetto e capo della Polizia Antonio Manganelli. Il libro, presentato all’Hotel Palace, all’interno del calendario degli eventi collaterali inseriti dell’undicesima edizione del Magna Graecia Film Festival, è un significativo esempio di vita vissuta dentro la questura partenopea con tutte le quotidiane difficoltà e contraddizioni che la bella e difficile città campana si porta da sempre dietro. Nel dibattito di presentazione, introdotto e moderato dal direttore artistico del festival, Gianvito Casadonte, ha preso parte, oltre all’autore del libro, anche il vide direttore di Rai Uno Ludovico Di Meo che ha dichiarato: “Nel libro, che si legge d’un fiato, traspare non soltanto il fondamentale ruolo di Manganelli, ma anche quel pizzico di leggerezza che prevedeva forma in un momento drammatico”.

Masciopinto ha subito evidenziato: “Ci tenevo a raccontare e a rendere omaggio all’uomo Antonio, alla sua grandezza, ma anche ai poliziotti sconosciuti che contribuiscono quotidianamente alla sicurezza del nostro Paese”.

Il libro è un insieme di storie reali che hanno come protagonisti un popolo ai margini della società, verso il quale la Polizia ha un ruolo non solo repressivo ma anche sociale. Tutti partecipanti hanno sottolineato la straordinaria umanità di Manganelli che viveva il suo ruolo come una missione al completo servizio del cittadino.

“Quando si andava nelle case la mattina presto a prendere i delinquenti – ha raccontato Masciopinto – i colleghi più anziani mi suggerivano di non dire mai che si trattava di un arresto perché avrebbero provato a scappare e la famiglia ci avrebbe fatto problemi. In realtà mi rendevo conto, quando si era in casa di poveri Cristi che era meglio se si portavano qualcosa. Quindi, come una sorta di passaparola veloce, consigliavo loro di portarsi un pigiama perché probabilmente non sarebbero tornati a casa. Spesso, prima del passaggio dal commissariato al carcere, venivano a salutarmi e a ringraziarmi per quell’attenzione.”

 

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